Che cosa sono i prodotti De.Co.?

15 Novembre 2022

prodotti de-co caldogno

Le De.Co. (acronimo di “denominazioni comunali”) sono designazioni identitarie della cultura enogastronomica e artigianale, funzionali ad esaltare la territorialità di un prodotto locale.

Legittimata dalla Legge 142/90, che ha attribuito ai Comuni la facoltà di disciplinare la materia della valorizzazione locale delle attività agroalimentari tradizionali (D.Lgs 267/00, la L.Cost. n.3/01 e il D.Lgs 228/01), l’attestazione De.Co. nasce infatti come incentivo di marketing territoriale, nonché come mezzo di diffusione della filiera corta a Km zero rispetto al fenomeno della globalizzazione, che inevitabilmente tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.

L’applicazione della certificazione De.Co., infatti, consente ai Comuni di identificare un prodotto come proprio, in quanto originario di un’area territoriale ben circoscritta, riconoscendone il tratto identitario, nonché la specificità qualitativa.

Dal riconoscimento De.Co. scaturisce quindi il legame di un prodotto con il proprio territorio, fondamentale per conferirvi un’identità riconoscibile sul mercato.

Come nasce la Denominazione Comunale?

Luigi Veronelli (1926-2004) fu una delle figure centrali nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico italiano: gastronomo, giornalista, nonché conduttore televisivo e filosofo, Veronelli concepì l’idea della Denominazione Comunale come strumento attuativo di tutela delle produzioni territoriali e di contrasto nei confronti dell’appiattimento culturale.

Nel 1998, attraverso la pubblicazione di numerosi articoli su quotidiani e riviste nazionali e tramite un’assidua partecipazione a convegni ed incontri, Veronelli lancia la proposta dell’istituzione della De.Co.

Da tali premesse egli inizia la sua interlocuzione con amministratori, studiosi ed imprenditori, aprendo, al contempo, un confronto con l’ANCI: sarà proprio l’Associazione Nazionale Comuni Italiani ad accogliere l’iniziativa di Veronelli, diventando, a partire dal 1999, la principale promotrice del “Progetto De.Co.” a livello nazionale.

Qual è la differenza tra i riconoscimenti previsti dai Registri delle specialità italiane, attualmente riconosciute dalla Comunità Europea?

  • DOP (Denominazione di Origine Protetta): certificazione che tutela caratteristiche e qualità specifiche di un prodotto, in tutte le sue fasi di lavorazione, in uno specifico territorio.
  • IGP (Indicazione Geografica Protetta): certificazione che identifica un prodotto originario di un luogo specifico, alla cui origine geografica sono attribuibili una o più peculiarità.
  • DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita): marchio specifico del settore enologico e che indica l’origine geografica di un vino.
  • DOC (Denominazione di Origine Controllata): denominazione utilizzata in enologia allo scopo di certificare la zona di origine e delimitare l’area adibita alla raccolta dell’uva utilizzata per la produzione di un vino.
  • IGT (Indicazione Geografica Tipica): certificazione che indica vini prodotti in aree generalmente ampie, come una regione o una provincia, ma che rispettano precisi requisiti e sono sottoposti ad un disciplinare meno restrittivo rispetto a quello previsto per i prodotti DOC o DOCG.
  • PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali): riconoscimento simile a quello riservato ai prodotti De.Co., indica i prodotti agroalimentari tradizionali di nicchia, non riconoscibili né in DOP né in IGP, legati a un territorio e alla sua storia in termini di metodi di realizzazione, conservazione, stagionatura, creazione etc.

Le De.Co. sono ancor più di nicchia e designano prodotti agroalimentari tramite il riconoscimento del singolo Comune di appartenenza.

Quali prodotti possono essere De.Co.?

Le categorie tutelabili dal riconoscimento De.Co. sono le seguenti:

  • prodotti tipici (intesi come prodotti agricoli coltivati in un determinato territorio);
  • prodotti dell’artigianato alimentare (ricette e preparazioni, strettamente legate alle tradizioni locali, che identificano le abitudini culinarie di un certo territorio);
  • prodotti dell’artigianato manifatturiero (sviluppo e produzione di un manufatto tradizionale).

Nel novero rientrano quindi elementi:

  • caratterizzati da storicità
  • che costituiscono una forma di espressione del patrimonio collettivo.

Come si articola l’iter amministrativo da seguire per una certificazione De.Co.?

L’istituzione di un simile riconoscimento prende avvio dal singolo Comune, che assume l’iniziativa a sostegno del patrimonio di tradizioni ed esperienze collettive, connesse ad attività e prodotti agroalimentari, che per tipicità risultano meritevoli di valorizzazione.

L’ANCI ha appositamente predisposto un modello standard di regolamento comunale per la tutela e valorizzazione dei prodotti tipici locali e per l’istituzione della De.Co. L’elaborazione del suddetto “disciplinare di produzione” dà ad ogni Comune la possibilità di ottenere il riconoscimento De.Co. per uno o più prodotti tipici tramite un iter amministrativo semplice e lineare, che prevede l’impiego dei seguenti strumenti attuativi:

  • un albo comunale di iniziative e manifestazioni riguardanti le attività e le produzioni agroalimentari o enogastronomiche;
  • un registro dei prodotti certificati come De.Co.;
  • una commissione comunale, solitamente nominata dal sindaco e da questi presieduta, cui è attribuito il potere di approvare i disciplinari di produzione e di concedere l’utilizzo del marchio grafico inerente la certificazione De.Co., contrassegnando, così, i prodotti per i quali venga fatta richiesta di riconoscimento di Denominazione Comunale (previa verifica del rispetto, da parte del produttore, delle prescrizioni presenti nel disciplinare di produzione).

Di fondamentale importanza per il completo raggiungimento dell’obiettivo risulta, infine, lo sviluppo di un piano di marketing e di comunicazione, che implementi il legame tra prodotto e territorio e generi una proficua valorizzazione della filiera.

Proprio in merito all’istituzione della De.Co. ha recentemente preso avvio una forte mobilitazione, estesasi ben presto a livello nazionale: un esempio di orientamento consapevole, che molti Comuni italiani hanno concepito come strumento di salvaguardia delle proprie produzioni e come mezzo di promozione delle specificità culturali e storiche del proprio territorio.

Numerosi sono infatti gli obiettivi, in ambito economico-sociale, che il conseguimento dell’attestazione De.Co. consente di raggiungere:

  • rilanciare e valorizzare la produzione locale legata all’agroalimentare, all’enogastronomia, all’artigianato, così come alla cultura popolare tipica di una certa località;
  • promuovere il territorio attraverso le sue specificità produttive;
  • salvaguardare il patrimonio culturale e le tradizioni locali dai processi di globalizzazione, estremamente uniformanti anche nel gusto e nell’alimentazione.

I prodotti De.Co. e le Pro Loco

In sinergia con l’operato dell’amministrazione comunale, anche la Pro Loco – per definizione custode di cultura e tradizioni – aderisce all’iniziativa di tutela e valorizzazione dei prodotti De.Co.

Esplorare a fondo la cultura locale è certo un’operazione complessa e affascinante, che consente di indagare il nostro passato e le nostre più autentiche radici. Ed è proprio dalla consapevolezza dell’importanza di questo patrimonio, frutto di una secolare sedimentazione di esperienze collettive, che nasce il desiderio di difendere l’identità e la dignità di una cultura che non vuole, né deve estinguersi.

In questo orizzonte si inserisce anche l’operato della Pro Loco di Caldogno, attiva sul fronte della promozione dei prodotti De.Co tipici del nostro territorio:

  • Trota alla cresolana
  • Farina “Pignoletto d’oro” di Rettorgole: con il termine “pignoletto” si indica un’antica varietà di grano di linea pura. Citato addirittura in svariati documenti del XVIII secolo, il pignoletto venne poi ibridato, nel 1890, con il mais nostrano. Da tale incrocio, ad opera dell’agricoltore vicentino Antonio Fioretti, derivò il mais Marano, altra De.Co. vicentina anche nota col nome di “Maranello”.
    Grazie al giovanissimo agricoltore Tommaso Comberlato e all’impegno profuso dall’azienda Molino Filippi, specializzata nella produzione di farine di qualità a filiera controllata, è stato recentemente recuperato il seme originario del pignoletto. Operazione che ha consentito di ridare vita alla coltivazione di questa varietà autoctona, estremamente resistente e legata da tradizione secolare al proprio territorio. La Farina di Pignoletto d’oro viene attualmente impiegata nella realizzazione della polenta e dei Pignoletti. Creati dal cuoco Amedeo Sandri, per oltre vent’anni componente della redazione della rivista “La cucina italiana”, questi biscotti sono realizzati con farina di mais “Pignoletto d’oro” (da cui il nome), mandorle, pinoli e uvetta messa a bagna nel tipico “vin Clinton”.
  • Bussolà: si tratta di un prodotto dolciario radicato nella tradizione veneta ormai da secoli. Non a caso, ne troviamo una fedele riproduzione nell’affresco di G. A. Fasolo denominato “Il banchetto”, appartenente al ciclo pittorico di Villa Caldogno. Dettaglio che ci assicura la presenza di questo dolce alla corte dei Conti Caldogno già nel XVI secolo.
    Gli ingredienti principali del bussolà sono: burro, zucchero, farina di grano tenero, uvetta con bagna al vino Torcolato e Grappa (nella ricetta originale veniva aggiunto anche il cosiddetto “vin Clinton”), uova, farina di mais “Pignoletto d’oro”, tuorli, miele d’acacia, lievito, sale, aromi, buccia di limone, buccia d’arancia, bacca di vaniglia.

Bussolà e Pignoletti vengono offerti in occasione della degustazione enogastronomica che segue le visite guidate di Villa Caldogno, organizzate dalla Pro Loco nell’ambito del progetto “Villa Caldogno Experience: visite accompagnate con un pizzico di… ”.

A guidare la Pro Loco, in ogni suo passo, la convinzione che da simili momenti di condivisione derivi quel senso di appartenenza che ci rende non solo tessuto sociale, ma anche, e soprattutto, comunità.

Autore:

Beatrice Todescato

Beatrice Todescato, studentessa universitaria, volontaria del Servizio Civile presso la Pro Loco di Caldogno nell'anno 2022/2023.

info@prolococaldogno.it

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